Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 10

copertina tai pan 10

Scritto da Tai Pan

Tutti coloro che non avessero ancora letto i precedenti episodi potranno farlo cliccando sul link “Storie della mia vita” in alto a sinistra della pagina.

Le montagne dello Hunan e il monastero buddista

Arrivati a Changsha, fummo accolti dai funzionari dell’ente commerciale locale governativo con il quale dovevamo fare una importante trattativa per l’acquisto di capi di abbigliamento realizzati con tessuto di 100% ramie; il ramie è una fibra tipica di quella zona ed è molto simile al nostro lino. Contrariamente a quanto avevo fatto nella mia prima esperienza di trattativa commerciale a Shanghai, della quale vi ho raccontato nell’episodio 4, pur avendo ricevuto all’inizio della discussione dei prezzi molto interessanti, iniziai una negoziazione lunga e combattuta, durante la quale cominciavo a sentirmi un po’ cinese anche io la qual cosa mi piacque molto, discutendo animatamente con i miei interlocutori cinesi dai quali riuscivo a cogliere degli sguardi pieni di un misto di sorpresa e allo stesso tempo ammirazione; percepii anche che a loro piaceva molto la nostra accesa discussione/negoziazione e, cosa ancora più strabiliante per me, ebbi la stessa percezione da me stesso.

delegazione commerciale

Conobbi il capo dei funzionari nel pomeriggio, dopo la conclusione della lunga negoziazione interrotta solo dal pranzo che ci offrì l’ente commerciale. Dopo i ringraziamenti di rito per la negoziazione conclusa con un importante contratto, ci comunicò che aveva organizzato in nostro onore per il giorno seguente una gita sulle montagne della loro zona, la qual cosa mi entusiasmò al solo sentirla. Quella notte, a conferma delle profonde e piacevoli sensazioni che mi aveva lasciato il viaggio in treno da Shanghai, sognai di altri viaggi, sempre in treno, in Cina Popolare ed in quei sogni vedevo dei posti bellissimi e conoscevo tante altre persone cinesi. Al mattino 3 funzionari vennero a prenderci con un pulmino da 8 posti. Appena usciti dalla città cominciai a vedere da vicino, il treno viaggiava più distante dall’ambiente circostante, la vera e reale vita dei campi e dei piccoli centri disseminati lungo la strada.

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Spesso, avendo la strada solo 1 corsia per ogni senso di marcia ed essendo totalmente priva di qualsiasi tipo di struttura che la isolasse da ciò che la circondava, dovevamo rallentare e a volte anche fermarci perché la carreggiata era momentaneamente occupata da buoi che la attraversavano insieme ai contadini. Vedere tutte quelle persone che lavoravano così duramente i campi mi fece riflettere sulla mia vita e su quanto dovevo sentirmi privilegiato per come vivevo, insomma sensazioni nuove e, se volgiamo, “strane” per un gweilo di 27 anni al suo primo viaggio in Cina. Ad un certo punto il paesaggio cambiò e mi accorsi, dato che fino a quel momento ero stato totalmente preso dalle mie riflessioni “esistenziali”, che avevamo abbandonato la pianura e stavamo iniziando a salire verso le montagne. I paesaggi che scorrevano davanti ai miei occhi erano unici, impressionanti per la loro bellezza e per la loro particolarità e assolutamente magici.

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I nostri accompagnatori ci illustravano le varie località e notai che anche i miei 2 colleghi italiani erano estasiati da quello che vedevano. Dopo alcune ore di viaggio, intervallate da qualche sosta per sgranchirci, arrivammo a destinazione. Il panorama che era davanti ai nostri occhi era un misto fra bellezza, fascino e magia!

Le zone montuose dello Hunan sono oggi famose in tutto il mondo anche perché alcune di esse sono state “utilizzate” di recente da James Cameron per le ambientazioni di alcune spettacolari sequenze del film Avatar, in particolare quelle delle montagne sospese di Pandora.

Visitammo un antico monastero buddista e ricordo nitidamente gli sguardi sereni e sorridenti dei monaci che vivevano in quella struttura che a me appariva senza tempo, poteva avere un secolo come un millennio

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Ci mostrarono quella che io avrei chiamato cucina ma che loro definirono “la stanza della cottura”: era un ambiente totalmente scarno con le mura di pietra grezza ed al centro c’era una enorme “struttura” fumante con della legna sotto che ardeva schioppettando. Mi avvicinai per capire cosa fosse e cosa facesse il monaco che continuava a rimestarci dentro con una grande asta di legno che sembrava avere un secolo. Quando fui sufficientemente vicino, capii finalmente cosa era: una pentola! Era enorme, alta circa un metro e mezzo e larga almeno il doppio! Dentro cuoceva una quantità impressionante di riso che il monaco incaricato continuava a mescolare per facilitarne l’uniformità di cottura.

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Mi spiegarono che quella enorme quantità di riso veniva poi mescolata con innumerevoli tipi di verdura e serviva a sfamare non solo tutti i monaci ma anche molte famiglie del circondario. Lo so che mi ripeto, ma ancora una volta mi sembrava di vivere in un film, fuori dal tempo! Mangiammo anche noi quel misto di riso e verdure che ci fu generosamente offerto dai monaci e lo facemmo in piedi, chiacchierando fra di noi e con alcuni monaci attraverso i nostri accompagnatori.

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Nel viaggio di ritorno continuavano a scorrere nella mia mente le immagini uniche di quello che avevo visto e discorrendo con uno dei nostri gentilissimi accompagnatori cinesi del fatto che ero stupito dal non avere mai letto nulla su quei posti incredibili lui mi disse sorridendo un antico proverbio cinese: “Vedere con i propri occhi è meglio che leggere mille libri.” Meravigliosa saggezza orientale!

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Il giorno seguente avevamo in programma un’altra “gita”, ma questa volta di carattere professionale perché dovevamo visitare alcune fabbriche che avrebbero prodotto la nostra merce e così scoprii le per me inimmaginabili realtà produttive della Cina Popolare di quegli anni, ma di questo parleremo la prossima settimana insieme ad un “accadimento” assolutamente inimmaginabile di cui fu protagonista uno dei miei colleghi italiani.

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