Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 9

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Scritto da Tai Pan

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Da Shanghai a Changsha in treno

Il risveglio del mio secondo giorno nella Cina Popolare del 1983 fu strano: prima fui preso da una sensazione di dispiacere perché si era concluso il sogno sulla Rivoluzione Culturale, che avevo vissuto intensamente al punto da sentirmi parte di esso; poi fui preso da un crescente entusiasmo all’idea di andare a conoscere un’altra città, certamente più piccola di Shanghai e completamente diversa da essa perché si trovava nella provincia dello Hunan, zona rurale interna non ancora raggiunta dallo sviluppo, che aveva dato i natali a Mao. Ma stavo commettendo un errore perché ero tutto concentrato sulla destinazione finale senza neanche prendere in considerazione quello che c’era fra me e la stessa: il viaggio!

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In quegli anni la Cina aveva appena iniziato ad aprirsi al resto del mondo, e quindi al progresso, dopo lunghi anni di isolamento. Le infrastrutture di quella colossale nazione erano vecchie, obsolete e malandate ma non era ancora il momento giusto per il governo cinese di potersi permettere il mastodontico rinnovamento di cui aveva bisogno. Per questi motivi le linee ferroviarie erano estremamente arretrate, dai binari alle stazioni, dalle locomotive ai vagoni. Ma scoprii che tutto ciò aveva su di me un fascino irresistibile catapultandomi ancora una volta in una magica epoca passata che prima avevo visto solo nei films ambientati nei primi decenni del ‘900.
Salimmo sul treno e mi ritrovai in vagoni che sembravano appositamente arredati in stile retrò, con tendine di merletti ai finestrini ed ai divisori dei vari scompartimenti e sedili rifiniti in legno come nei treni del vecchio west americano. Ogni tanto incrociavamo in direzione opposta dei convogli merci che avevano la locomotiva che anch’essa ricordava i films di cow-boy americani, rafforzando ulteriormente quella per me magica atmosfera di altri tempi.

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Comunque, nonostante l’arretratezza di tutte le strutture, non avemmo disagi o inconvenienti particolari; dovemmo solo armarci di pazienza perché il tragitto, che grosso modo corrispondeva al Milano-Napoli italiano che allora si percorreva in circa 8/10 ore, venne coperto in 22 ore! Partimmo da Shanghai nella tarda mattinata e arrivammo a Changsha ad inizio mattino del giorno dopo.
Abbandonata la città, iniziai a vedere la sterminata campagna cinese con un numero incalcolabile di contadini che lavoravano la terra, alcuni ma non tutti con il caratteristico cappello di paglia a tesa larga, e capii poi in seguito perché, contrariamente a quello che avveniva in occidente ed in particolare in Italia, la pelle abbronzata veniva considerata negativamente poichè indicava che si era contadini e si lavorava la terra.

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Durante il lungo viaggio accaddero diverse cose divertenti e singolari. Innanzi tutto, dato che a quei tempi di stranieri in giro per la Cina ed in particolare su quella linea ferroviaria se ne vedevano pochissimi, dopo poco dalla partenza si sparse la voce nel vagone che c’erano ben 3 gweilo per cui finimmo per fare la conoscenza di tutti grazie a un distinto signore cinese che da un altro vagone era appositamente venuto da noi per aiutarci a comunicare, dato che era l’unico che parlava inglese. Più passava il tempo e più ci sentivamo come delle “stars” soprattutto perché la cosa divertente fu che la voce si sparse anche negli altri vagoni per cui si creò nei pressi del nostro scompartimento un tale assembramento che accorsero gli addetti del treno convinti che fosse accaduto qualcosa di grave! Tutti si affannavano con una tenera curiosità per conoscerci ed erano assolutamente delicati nel farci “solo” una domanda ciascuno riguardo la nostra vita fuori dalla Cina.

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Ma poi accadde qualcosa di incredibile ed inaspettato: marito e moglie giovani con un bimbo, che stimai avesse circa 5/6 anni, si avvicinarono sorridenti per stringerci la mano e quando io vidi il bimbo gli sorrisi guardandolo negli occhi e gli tesi la mano; lui dopo un attimo lanciò un urlo straziante, scoppiò a piangere e scappò via! Io ero incredulo, mortificato e sconcertato perché non capivo cosa avessi fatto per procurare quella sua terribile reazione! La madre, dopo essersi scusata con me il che mi mise ancora di più in imbarazzo, gli corse dietro ed il padre, con un’espressione mortificata che accrebbe ancora di più il mio imbarazzo, si sedette al mio fianco e, con l’aiuto del gentilissimo signore che parlava inglese, mi spiegò quello che non avrei mai potuto immaginare, io giovane gweilo per la prima volta nella Cina degli inizi anni ‘80: i cinesi, è risaputo, hanno tutti, tranne quelli nati da matrimoni misti, capelli ed occhi neri; il bimbo aveva visto me con i capelli e la barba bionda e già questo lo intimoriva ma quando io lo guardai negli occhi sorridendogli, lui scorse i miei per lui sconosciuti e quindi non umani occhi azzurri per cui pensò che io fossi uno spirito maligno! La madre tentò invano di riportarlo da me ma lui, poverino, rimase terrorizzato e singhiozzante nel suo scompartimento.

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Ma quello che ricordo più volentieri di quell’irripetibile viaggio è la “scena” finale, quando arrivammo a Changsha, una scena per la quale avrei pagato qualsiasi cifra per poterla immortalare con delle foto: i miei colleghi ed io che camminavamo fra 2 ali di folla sul marciapiedi del binario dove era arrivato il nostro treno, folla costituita dai viaggiatori cinesi dei vari vagoni che ci salutavano sorridenti dicendoci grazie, questo ce lo diceva il distinto signore cinese che parlava inglese e che era sempre al nostro fianco, per avere fatto il viaggio con loro! Incredibile, irripetibile, indimenticabile! Ricordo ancora oggi che uscii dalla stazione ferroviaria di Changsha con addosso una forte sensazione di tristezza perché quel viaggio era terminato!
E ci ritrovammo quindi nella nuova città, dove ci attendevano altre negoziazioni commerciali ma, soprattutto, una gita molto interessante, offertaci molto gentilmente dall’ente commerciale locale, sulle montagne dello Hunan, fino a raggiungere un magico tempio buddista, ma tutto questo lo potrete leggere la prossima settimana nell’episodio 10.

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