Intervista a Carli Davidson per il suo libro “Shake”

Carli Davidson Pet Photography

Intervista di Valentina Romano

Carli Davidson ha accettato di condividere con The Golden Scope i segreti che sono alla base della la creazione di ‘Shake’: un libro dedicato alle più incredibili foto che “immortalano” i cani che si agitano e scrollano quando sono bagnati (www.shakethebook.com).

picture from carlidavidson.tumblr.com

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THE GOLDEN SCOPE A CARLI

Carli dove sei nata? Quanti anni hai? Ci parli anche della tua famiglia?

Sono nata e cresciuta a Croton-on-Hudson, New York. Attualmente vivo a Portland, nell’Oregon con mio marito Tim, il nostro cane Norbert, e il nostro gatto Yushi. Ho 32 anni.

Come hai iniziato a fotografare gli animali?

Sono cresciuta in una famiglia di artisti e avevo sempre a disposizione una macchina fotografica. Ho realizzato il mio primo servizio fotografico quando avevo 15 anni, ma avevo già lavorato precedentemente con gli animali presso una riserva naturale che si trovava non lontano da casa mia. la cosa si è poi evoluta e sviluppata in modo naturale e il fatto che tutto ciò sia diventato per me come una professione, anche se molto apprezzato, è assolutamente secondario per me rispetto all’aspetto artistico.

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Qual è l’obiettivo finale del tuo lavoro fotografico?

Attualmente è quello di raccontare storie interessanti su animali o persone della nostra vita, oltre a sensibilizzare gli esseri umani riguardo al rispetto per l’identità di tutte le creature viventi.

Come è nata l’idea per SHAKE?

Il mio cane si scrolla spesso e, francamente, è stato lui ad ispirarmi. Lui è un mastino, si scuote molto ed io sono costretta a pulire un sacco di bava sulle mura della mia casa !

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Cosa pensavi di mostrare in SHAKE?

Non sapevo cosa aspettarmi quando ho fatto il primo scatto fotografico. Dopo aver visto le prime immagini, ho realizzate che quello che stavo catturando con la macchina fotografica era qualcosa di giocoso, frivolo e un anche un pò bizzarro. Guardare le foto caricate sul mio computer è stato così divertente!

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Come hai fatto ad ottenere che i cani si scuotessero?

Io non uso una grande varietà di tecniche, ma in ogni caso non vorrei ancora svelare tutti i miei segreti…

Hai dovuto bagnare i cani primadelle foto?

Si, alcuni di loro sono stati bagnati un pò.

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Dove hai trovato i cani che ti hanno fatto da “modelli”?

Molti di loro provengono da famiglie di amici e da gente che abita a Portland, oltre a quelli che sono stati “arruolati2 attraverso i social network. Alcuni di loro provengono da un centro di salvataggio locale (Panda Paws), dal quale sono stati adottati, e il proprietario di questo centro, che è anche uno dei miei assistenti, si occupa di tutti loro come se fossero dei figli. Comunque è stata una produzione davvero divertente, e un sacco di persone sono venute ad aiutarmi per realizzarla.

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Secondo te perchè questa serie di foto è piaciuta così tanto?

Perché si vede qualcosa di insolito ma al tempo stesso di familiare per tanti.

Quando hai iniziato e quanto tempo hai impiegato per completare il lavoro?

Il mio primo servizio fotografico di Shake lo ho realizzato il 10 marzo 2011. La prima volta che ho caricato sul computer le foto non riuscivo a smettere di ridere, anche se ero cosciente del fatto che dovevo tenere un certo contegno e concentrarmi sul lavoro! Ho girato la mia ultima foto per il libro un paio di mesi fa. Recentemente nel raccontare ad un amico di come il mio cane Norbert ha ispirato la serie, mi sono resa conto di quando è nato il tutto e cioè esattamente quando mi trovavo a pulire le mura della mia casa dalla sua bava.

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Di quanti cani “modelli” hai avuto bisogno per realizzare Shake ?

Tanti. Ufficialmente ho programmato oltre 120 cani per il libro, ma non ognuno di loro si è poi scrollato. In effeti ero consapevole del fatto che avrei dovuto essere comprensiva con i cani non abituati a scrollarsi. In definitiva ho realizzato oltre 140 “shake”, due di ogni cane, con delle foto molto particolari.

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Quali sono le maggiori differenze tra uno scatto fatto con un essere umano e quello con un cane ?

Con gli animali si lavora al 100% sull’istinto; loro non sono in grado di mentire, quindi se non hanno voglia di fare gli scatti che noi cerchiamo è inutile anche solo provarci. Possono percepire lo stress e rispondere di conseguenza. Per lavorare bene con gli animali bisogna innanzi tutto conoscerli, oltre a rispettarli comprendendo ed assecondando le loro esigenze. Questo aspetto è simile con le persone, ma a loro noi possiamo chiedere di cosa hanno bisogno. Con gli animali invece è necessario creare un dialogo basato sull’istinto e il rispetto. Uno degli aspetti del lavorare con gli animali che mi piace di più? Non ho mai dovuto preoccuparmi del modo in cui loro mi guardano..

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Chi sono i tuoi idoli, coloro che ti hanno influenzato?

Influenze creative? Ho un posto speciale nel mio cuore per Patti Smith, e Kathleen Hannah; entrambe fin da giovane mi hanno davvero ispirata e motivata per fare solo arte. Ho tanto rispetto per le persone la cui arte è un semplice riflesso di se stesse, senza alcun vincolo. Per quanto riguarda specifiche influenze fotografiche direi Diane Arbus, Roger Ballen, Elliot Erwitt e Jill Greenburg.

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In un’epoca in cui ognuno è un fotografo, come si fa a stare al passo?

Incoraggio sempre tutti a fare fotografia, sia utilizzando una reflex o un telefono cellulare, o qualsiasi altra cosa. Penso che più persone ci sono e più l’arte può migliorare. E’ assolutamente naturale volere catturare le immagini di ciò che si ama, come i propri animali domestici. Io non credo di essere all’avanguardia; ho solo realizzato un progetto con passione e credo che sia per questo che gli altri sembrano rispondere così positivamente.

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(pictures from www.carlidavidsonphotography.com and  www.shakethebook.com)

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