La fotografia surreale secondo Sarolta Bàn

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Intervista di Valentina Romano

Artista-fotografo, Sarolta Bán racconta a The Golden Scope tutto sulle sue opere creative, svelando anche tutti i segreti che ci sono dietro il suo stile unico.

Cosa ti ha portato dal design del gioiello alla fotografia? Nella tua descrizione dici che hai scoperto la manipolazione digitale e che è diventata la tua “ossessione”, ma come hai iniziato ad entrare in contatto con la manipolazione digitale della fotografia?

Ho imparato l’elaborazione digitale da autodidatta, solo provando e sperimentando. Ho iniziato il tutto circa 5 anni fa ma sono realmente concentrato sul lavoro digitale da circa 2 anni. Devo dire che sto ancora imparando velocemente 🙂 Il tutto è iniziato quando ho ricevuto una foto di Torino della quale non mi piaceva il cielo, e così ho preso una delle mie foto e lo ho sostituito con un cielo ungherese. Ero così felice di essere riuscito a farlo! Mi rende felice quando ho un’idea e posso implementarla nella mia immagine.

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C’è qualche particolare evento della tua infanzia o degli anni universitari che ha ispirato gli obiettivi della tua carriera?

Non posso dire che sia stato uno specifico evento, piuttosto sono sempre stato un creativo fin dall’inizio della mia infanzia, fin da quando mi ricordo, sia che stessi facendo qualcosa con la plastilina o che stessi costruendo castelli di sabbia. Ho sempre disegnato; infatti quando ero bambino ho imparato a disegnare prima che potessi camminare o parlare.

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Qual è il procedimento attraverso il quale si passa da quando identifichi gli argomenti che desideri caratterizzare nelle foto, per poi creare effettivamente dei paesaggi surreali?

Quando ho il soggetto sul quale lavorare, scelgo l’immagine che voglio trasformare. Poi operando con photoshop, inizio a preparare una nuova ambientazione per l’immagine scelta. Una volta messa l’ immagine in background, inizio a giocare con la “miscelazione” con gli altri elementi. Faccio varie prove per vedere quale ambientazione si adatta meglio all’immagine e gradatamente mi accorgo quando sono vicino al risultato finale . Alla fine aggiungo ombre e luci e ho fatto tutto . 🙂 Sembra davvero facile come scrivere questa intervista. 🙂

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Quale ritieni essere la più grande fonte di ispirazione per le tue opere ?

Molto semplicemente trovo ispirazione dalla vita che mi circonda, dalle vicende della mia vita quotidiana.

 

Potresti per favore spiegarci un po’ il progetto “Aiutare i cani con le immagini”? Cosa ti ha spinto a farlo?

Attraverso la mia pagina di Facebook, chiedo alle persone di caricare le foto di cani, gatti o altri animali che sono attualmente nei rifugi. Quindi creo dei fotomontaggi da queste immagini , inserendo gli animali in ambienti maestosi e incredibilmente splendidi dove l’animale rappresenta il centro della scena. Le immagini sono condivise sulla mia pagina Facebook con oltre 150.000 fan , insieme ad una descrizione, informazioni di contatto e la località dove si trova l’animale bisognoso di adozione. Finora ho ricevuto oltre 400 immagini su cui lavorare. Come spinta in più, per il futuro i proprietari riceveranno gratuitamente una stampa dell’animale che hanno adottato. Tucker, il labrador nero in mezzo ai grattacieli e agli aerei, è stato il primo a trovare un amorevole casa attraverso il progetto approvato all’inizio di questa settimana alla Northwoods Humane Society nel Wyoming. Questa iniziativa continua con le immagini fino al 30 giugno 2014.

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Qual è la tua foto preferita fra tutte quelle che hai trasformato finora?

La mia immagine preferita è quella di mia sorella, Luca, che ti ho inviato in allegato alla mia mail.

 

Come potresti descrivere la tua fotografia in tre parole, quali potrebbero essere queste 3 parole?

Io non mi considero un fotografo. 🙂 Surreale, fiabesca, allegorica.

(photos by: www.saroltaban.com)

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