Un giovane italiano nella Cina degli anni ’80 – Episodio 12

copertina tai pan 12

Scritto da Tai Pan

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Canton, il Fiume delle Perle e il White Swan Hotel

Il giorno dopo l’esilarante “incidente” nell’ascensore dell’albergo, avevamo il volo per Canton, penultima tappa del mio primo viaggio in estremo oriente della primavera del 1983. A quei tempi l’aereoporto di Changhsa, senza alcuna banale ed inutile ironia, somigliava più ad una grande abitazione rustica, tipo casa da week end per intenderci, che ad un vero e proprio aeroporto. Nell’attesa che arrivasse il nostro aereo, che era in ritardo, mi dedicai ad osservare quei pochi aerei che movimentavano la pista di decollo/atterraggio.

canton 4Tranne un jet di linea che arrivava da Hong Kong, vidi solo aerei ad elica, bimotori e quadrimotori, e ingenuamente ancora una volta da tipico giovane e inesperto gweilo, parametrai il tutto alla realtà italiana a me nota per cui pensai che gli aerei ad elica fossero degli esemplari d’epoca che erano lì per qualche manifestazione commemorativa…
canton 3Purtroppo dovetti ricredermi perché compresi poi che erano aerei che facevano regolarmente il servizio di linea da e per Changsha, linea allora secondaria e poco frequentata per cui servita da quei veri e propri cimeli! Iniziai a farmi prendere dall’ansia, che aumentò ulteriormente quando salii a bordo del nostro aereo che era un bimotore. L’interno era piccolo e soffocante, a stento si poteva camminare eretti e c’erano al massimo una quarantina di posti a sedere; la distanza fra un posto e quello davanti era talmente poca che, io che non sono certo un gigante, dovetti tenere le gambe rattrappite con le ginocchia che quasi mi toccavano il mento. Decollammo con un rombo di motori assordante, nulla a che vedere con il sibilo dei jet ai quali ero abituato, e tirai un sospiro di sollievo quando ci staccammo da terra regolarmente. Ma un’altra sorpresa mi attendeva: all’improvviso in alto lateralmente ai posti a sedere cominciò ad uscire quello che identificai come fumo e per me fumo voleva dire incendio, e incendio in aereo voleva dire emergenza assoluta. Spalancai gli occhi terrorizzato ma il cinese di Hong Kong che era la mio fianco sorrise e mi spiegò in un inglese perfetto: hanno appena avviato la ventilazione/pressurizzazione che, essendo realizzata con un impianto vetusto come l’aereo, all’inizio, prima di stabilizzarsi, espelle una sorta di vapore acqueo/condensa molto simile al fumo! Infatti dopo alcuni secondi il fumo si estinse e dovetti deglutire per compensare la pressurizzazione.
Dopo questa partenza “traumatizzante” il viaggio proseguì normalmente e quando iniziammo la discesa su Canton, si presentò ai miei occhi una città che già dall’alto appariva interessante, con tutte le sue costruzioni caratteristiche ed il Pearl River, il Fiume delle Perle, che la attraversava a zig zag.
canton 1Quando arrivammo in albergo, una piacevolissima sorpresa mi attendeva: lo stupendo White Swan Hotel, ovvero uno dei rarissimi alberghi a 5 stelle dell’epoca in Cina; quello che, nel 1983, insieme al Jianguo Hotel di Pechino, era considerato l’albergo più accogliente e con il miglior servizio della Cina Popolare. Quando entrai nella hall rimasi a bocca aperta; anziché lo scarno ed essenziale arredamento degli alberghi dove ero stato a Shanghai e Changsha, mi ritrovai “immerso” in marmi lucidi e preziosi al centro dei quali c’era una piccola cascata, circondata da piante e una piccola pagoda, il tutto al centro della hall!
withe swan hotelL’albergo era situato sulla Shamian Island, e affacciava direttamente sul Pearl River, una posizione spettacolare ed unica.
withe swan hotel 2Preso possesso della camere, uscimmo nuovamente per andare alla Fiera Di Canton, in quegli anni appuntamento imperdibile per gli operatori commerciali come noi poiché vi si trovavano gli enti governativi di esportazione di ciascuna delle principali “province” cinesi, province tra virgolette perché mediamente ciascuna di esse aveva circa 50 milioni di abitanti!
canton 8 linhua trade fair buildingAll’esterno dell’area della fiera, nelle strade laterali, era tutto un fermento di persone in movimento e nelle strade laterali c’erano innumerevoli parcheggi per le biciclette degli addetti ai lavori che erano impegnati all’interno della struttura per tutto il giorno.
canton 5Shanghai mi era apparsa come una metropoli nella quale si fondevano fascino e tradizione, Changsha come una cittadina in fermento che faceva di tutto per emanciparsi, Canton mi appariva come un vulcano in eruzione, una città, anche per la sua posizione geografica e per la ricorrente manifestazione della fiera, abituata alla presenza straniera e in continuo e perenne fermento.

Eravamo nel Guangdong, l’estrema “provincia” meridionale a sud della quale c’erano solo le 2 allora colonie: Hong Kong concessa agli inglesi e Macao ai portoghesi. Il mattino seguente mi ritrovai nel bel mezzo di una di quelle ambientazioni che, lo so che mi ripeto ancora una volta, io definisco da film. Uscimmo dalle camere per fare colazione e ci recammo nel piano adibito a ciò. Eravamo nel piano sottostante il livello della strada, quello della hall per intenderci, e, quindi, eravamo praticamente al livello del fiume; l’ambiente era elegante e accogliente, c’era una piacevole musica di sottofondo che scoprii provenire da un piano suonato da una giovane ma bravissima cinese, ma l’aspetto unico e per me indimenticabile fu un altro: la parete che dava sul fiume, lunga forse 70/80 metri, era realizzata in vetro per cui eravamo praticamente sul fiume.
pearl river junkRicordo ancora quella colazione, alla quale ne seguirono tante altre negli anni successivi perché ogni volta che andavo a Canton alloggiavo nel White Swan Hotel, con la musica del piano che mi “accarezzava” le orecchie e l’anima e il fiume con le barche, le giunche che ininterrottamente lo percorrevano; spesso, per curiosità, queste si avvicinavano alla vetrata e vedevamo distintamente i volti dei barcaioli che ci sorridevano da sotto ai loro tipici cappelli di paglia con la punta centrale sporgente in alto.
Guangzhou_Harbor oldMi sembrava di esser sul set di un film ad Hollywood e la musica del piano mi fece venire in mente il celeberrimo film “Casablanca” con Humprey Bogart avvolto dal fumo della sigaretta e, appunto, dal suono del pianoforte. Ripensai al libro di James Clavel “Tai Pan” nel quale si narrava di tutti i traffici commerciali che si svolgevano fra la Cina e Hong Kong attraverso il Fiume delle Perle e per un attimo, come vi ho raccontato nel primo episodio, pensai a Dirk Struan, il Tai Pan della Noble House, e mi sembrò di averlo al mio fianco come guida e consigliere commerciale.
tai-pan-filmFui bruscamente riportato alla realtà dai miei colleghi che mi esortarono a terminare il caffè per potere andare nuovamente in fiera a discutere di affari e a malincuore dovetti seguire il loro consiglio, non senza essere passato, prima di andare via, a fare i complimenti alla pianista la quale mi fece un sorriso di ringraziamento perfettamente incorniciato fra le sue tenerissime trecce lunghe fino alle spalle.
Dopo diverse negoziazioni commerciali svoltesi in fiera, al terzo giorno in Canton avevamo il volo per Hong Kong da dove poi saremmo ripartiti per l’Italia per cui la prossima settimana vi racconterò della mia giornata in transito nella colonia inglese, una giornata di passeggiate e shopping negli innumerevoli e fornitissimi negozi locali quindi, come sempre, a presto!

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